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Se l’educazione possiede come fondamento la relazione fra educatore e educando, allo stesso tempo, è paradossale la convinzione secondo la quale l’apprendimento infantile non possa avvenire per mezzo del divertimento. Il fondamento dell’educazione sta nella relazione fra educatore e educando che, prima di delinearsi come un rapporto di insegnamento-apprendimento, prevede l’instaurazione di un legame che affonda le radici nella dimensione emotivo-affettiva.
Educare, significa aver cura dell’altro, accogliere l’appello esistenziale dell’educando e guidarlo nel suo sbocciare come persona, come individuo che attraverso il suo apprendere riempie di significati personali tali apprendimenti, arricchendoli e restituendoli al mondo pronti a ricevere altre trasformazioni: evoluzione del pensiero umano
Il processo educativo è pregno di affettività. La relazione costituisce il motore dell’educazione e rende possibile l’apprendimento. È all’interno di un clima di serenità che l’apprendimento diviene più proficuo e duraturo, ma non solo; è proprio sulla base delle passioni e degli interessi che le conoscenze acquistano significato
il processo di apprendimento comporta uno sforzo, a livello cognitivo, fisico, affettivo e anche, etico. L’impegno a conoscere, però, non deve per forza richiedere l’instaurazione di un clima di sacrificio, privazione o limitazione perché divenga effettivo. È purtroppo un dato di fatto che la connotazione negativa sia insita nell’apprendere, soprattutto se trattasi di apprendimenti scolastici. La difficoltà e il dispendio di energie sono parte integrante del processo educativo, ma essi non precludono la possibilità che possa compiersi all’interno di un ambiente allegro e sereno.
Il terreno tortuoso rappresentato dall’educazione, spesso crea difficoltà a chi vi si muova sopra. Tale difficoltà è data dalla molteplicità umana e i modelli che in genere vengono seguiti si basano o su modelli educativi rigidi, autoritari in cui aleggia la paura della punizione da scontare oppure ci si regala all’applicazione di un’educazione permissiva che a volte permette l’esondazione di egoismi non saputi gestire perché non correttamente interpretati. Di fronte alle sfide di tutti i giorni, l’indecisione spesso regna sovrana senza ragionare sulla concreta possibilità che l’una non esclude l’altra e viceversa
La relazione educativa malsana che entrambi i modelli contengono nasce dalle dinamiche di potere contenute che comportano la sconfitta dell’educando in una e dell’educatore nell’altra
Tra questi due opposti approcci educativi, sembra farsi largo il concetto che da più componenti viene definito come -educazione rispettosa- Essa fa leva sull’autorevolezza dell’educatore, più che sull’autorità, promuove l’instaurazione di una relazione di fiducia, di stima e di rispetto e guarda ai soggetti coinvolti come persone aventi pari diritti e una dignità da considerare. Promuove un cambiamento di prospettiva verso il riconoscimento dell’importanza della personalità altrui e, sulla base di essa, l’astensione dal compiere atti lesivi. Un’educazione così intesa permette l’instaurazione di una relazione educativa costruttiva, atta a favorire uno sviluppo armonioso ed equilibrato del bambino. Orientare la pratica educativa nell’ottica della promozione del benessere, significa ripensare l’educazione in termini migliorativi, dove le punizioni, frutto di un modello educativo autoritario, perdono visibilmente di credibilità., diventando controproducenti nel medio-lungo periodo per il rischio di alimentare ostilità, paura e risentimento nel bambino, che possono sfociare in comportamenti antisociali. L’educazione rispettosa, vista da chi la propone, dà spazio ad un clima sereno e amorevole, dove vi sia comunicazione e dove il bambino si senta al sicuro e a proprio agio; in questa ottica i conflitti vengono valutati positivamente come momenti che possono stimolare la riflessione e la collaborazione fra adulto e bambino. Approdare ad un’educazione non violenta non è solamente possibile, ma anche auspicabile al fine di promuovere l’autonomia, l’indipendenza, la responsabilità, la capacità di prendere buone decisioni, la propensione alla risoluzione dei problemi e via dicendo. Sostenere la crescita del bambino significa conoscerne le fasi di sviluppo e promuovere un atteggiamento di fiducia nei confronti dello stesso, secondo l’idea che dall’affetto egli non trae sempre l’insegnamento sbagliato. I bambini sono in grado di esprimere altruismo ed egoismo, compassione e aggressività e lo fanno non per recare danno, ma spesso per comunicare qualcosa nell’unico modo che conoscono. Promuovere un approccio rispettoso in educazione significa, quindi, promuovere un apprendimento nel bambino, il quale necessita di essere guidato e compreso e non sottomesso e giudicato.
Ogni epoca crea la propria pedagogia e durante l’ultimo secolo trascorso numerose ricerche psico-pedagogiche hanno promosso il progredire della conoscenza in merito alle fasi di sviluppo del bambino, portando alla ribalta l’infanzia come momento di estrema importanza per l’adulto che verrà;
Da ricordare nel 1989 l’approvazione di una serie di emendamenti, tra i quali la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dalla quale il concetto di -educazione rispettosa- sembra prendere le mosse
Conoscere nuove prospettive permette agli educatori di avere di avere più carte da giocare, come dice Daniele Novara, non per vincere la partita ma per aiutare i bambini a crescere. La capacità di gestire bene i conflitti rappresenta una risorsa nelle mani degli adulti, che permette l’instaurazione di una relazione educativa significativa. Il rispetto costituisce la nuova versione di ciò che in passato veniva chiamata obbedienza
Essendo la pedagogia, scienza che ha per oggetto l’educazione umana, pone al centro della sua riflessione l’uomo. La pedagogia, scienza rivolta allo sviluppo della personalità umana considera la persona, insieme di corpo, mente, socialità, affettività, moralità, quindi una identità personale che, in quanto tale è unica in ciascun soggetto. Ciò che noi chiamiamo educazione, non si limita all’enunciazione o alla messa in atto di una prassi, ma deriva, innanzitutto, da un’esigenza tipicamente umana che può essere definita educabilità, ossia la condizione dell’educazione o, se si preferisce, la legittimazione, la giustificazione ultima dell’educazione medesima”. Qualora l’uomo non fosse passibile di miglioramento o fosse, viceversa, perfetto, l’educazione non sarebbe necessaria. L’uomo, invece, è educabile perché imperfetto e perfettibile, perché parte integrante della sua natura è la tensione alla realizzazione e all’accrescimento delle proprie attitudini. L’educabilità è propria di ogni essere umano ed è presupposto essenziale per parlare di educazione, per questo può essere definita come la base universale dell’educazione stessa. “È nella propria educabilità che la persona può realizzarsi, essendo essa la parte di mistero descrittivo del diventare l’io che si è; attraverso quel dinamismo di perfettibilità, secondo natura, ma contemporaneamente, capacità di auto-trascendimento
È difficile comprendere quale direzione dare alla propria educabilità e, allo stesso modo, individuare la strada da percorrere perché avvenga una sua concreta realizzazione e ciò soprattutto quando si è bambini. È per questo che, non solo essere un educatore risulta un compito arduo, ma comporta anche una buona dose di responsabilità nei confronti dei più piccoli. Essere educatori e avere cura dei bambini, guidandoli nello sviluppo della loro soggettività, comporta l’assunzione di una specifica postura educante.
Francesco A. L. Siciliano


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Ciao sono Dario, gran bell’articolo
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Grazie Dario