
Educare ha molti significati
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Luglio 22, 2026Ros….. Arrivato al Centro di riabilitazione, inviato dalla ASL, con una delle solite formule sbrigative che vogliono dire tutto e niente: -Ritardo intellettivo e del linguaggio. Ritardo psicomotorio-
L’anamnesi sembrava aver per sempre segnato il suo destino.
Famiglia con forti disagi, povertà economica, ancor maggior deprivazione sociale, l’aspetto culturale era devastante.
Per abitazione un tugurio che chiamare casa era elevarlo all’ennesima potenza. Papà che usciva al mattino per cercare qualche lavoretto e racimolare un po’ di soldi per la giornata, ma in realtà non si sapeva dove durante il giorno passasse le ore. Mamma che qualche lavoro di pulizia domestica riusciva sporadicamente a trovarlo, altrimenti c’erano altri metodo per avere del denaro. Fortemente accuditi dal Servizio Sociale comunale locale per le necessità alimentari e di vestiario. R., affidato a una nonna convivente che già di suo era portatrice di “turbe mentali” da definire quantomeno importanti. Una donna, la nonna, non certo in grado e in condizione di occuparsi di altre persone, tantomeno di un bambino che solo a tre anni compiuti ha iniziato un percorso di affiancamento e aiuto alla persona sotto tutti i versanti possibili e immaginabili
Infatti, arrivato da noi, il quadro complessivo si è subito manifestato in tutto il suo dramma.- Da considerare che proprio l’incapacità della nonna a soddisfare le esigenze del bambino soprattutto a livello motorio, di esplorazione, di soddisfazione delle curiosità che alimentano lo sviluppo nei primi anni di vita, le esigenze di movimento del bambino erano completamente bloccate dal fatto che per comodità veniva da lei spostato con un passeggino dal quale mai si separava. Nonostante non avesse particolari impedimenti o problematiche deambulatorie. Tutto questo venne confermato quando facendogli mettere i piedi a terra e provando a verificare se riuscisse a stare in equilibrio statico, la reazione istintiva di aggrapparsi al primo appiglio percepito come fermo e sicuro è venuta fuori
Quando poi, dopo alcuni mesi di fisioterapia, un lavoro di recupero pedagogico/educativo e psicomotorio, il bambino ha finalmente sperimentato che era lui a poter decidere quando e come muoversi, andare, camminare, correre, esplorare, ecco che ci si è presentato davanti l’arduo compito di calmarlo nella sua motricità frenetica, sconclusionata, senza un fine. Occorreva allora concentrare l’intervento sulla iperattività generale che al pari era venuta prepotentemente fuori in tutta la sua devastante potenza
Il linguaggio è evoluto, per modo di dire man mano che i movimenti del bambino diventavano sempre più mirati verso un obiettivo e la gratificazione nell’averlo raggiunto, pur restando linguaggio tipico dei neonati, accompagnato da pianto e altri modi di attrarre attenzione su di sé, ma non era più solo ed esclusivamente comunicazione mimico-gestuale accompagnata da rumori indefiniti
Mi chiedo: una così importante deprivazione generale, ma soprattutto una deprivazione motoria così forte, può far esplodere un’iperattività generale in modo tanto improvviso e “devastante”?
Quasi due anni sono occorsi affinché R. riuscisse a camminare sul marciapiede a fianco alla mamma senza scappare. Anzi, rivolgendosi a lei al momento in cui uscivano da casa, dicendole: -mamma, piano, piano.-
Francesco A. L. Siciliano

